WELFARE AZIENDALE: TFR

Nel 2021, il premio Randstad Employer Brand è stato vinto da Ferrari. Bilanciamento tra vita privata e professionale, atmosfera di lavoro piacevole, retribuzioni e benefits competitivi, sicurezza sul posto di lavoro, visibilità del percorso di carriera e, infine, solidità finanziaria dell’azienda, sono i criteri che vengono maggiormente apprezzati dai lavoratori italiani. 

Si parla quindi anche di Welfare Aziendale. Un tema che sta prendendo piede negli ultimi anni. E’ quindi il momento per le Imprese, che vogliono risultare appetibili per i candidati e migliorare la loro produzione, di iniziare a considerare la questione. 

Anche perchè, il Welfare Aziendale porta vantaggi non solo ai dipendenti!

Ma da dove partire?

Vorrei dedicarmi al welfare focalizzandomi oggi sul tema TFR, maturato e maturando, e i premi di produzione.  

QUANTO PESA LA RIVALUTAZIONE DEL TFR ALL’IMPRESA

Ogni lavoratore dipendente ha diritto all’accantonamento del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) nella misura del 6,91% della sua R.A.L. (Retribuzione Annua Lorda). Ogni datore di lavoro, tra i vari oneri, è tenuto a rivalutare questo accantonamento annualmente, nella misura dell’ 1,50% + 75% dell’inflazione.

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

La rivalutazione ha un peso non indifferente se lo si guarda negli anni.

Come si vede dal grafico, ipotizzando un’impresa appena nata, con 45 dipendenti e una RAL media di 30.000€ per dipendente, già dal primo anno, questa dovrà mettere da parte 93.000€. In 20 anni, supponendo una rivalutazione dello stipendio dell’1,50% annuo e un’un’inflazione costante del 3% annuo, l’impresa dovrà aver aver accantonato 2.780.000€ di cui il 25,5% è la rivalutazione. 

ALTRI ONERI

Che sia un’impresa con più o meno di 50 dipendenti, il datore di lavoro deve versare il TFR e rivalutarlo. Ma esistono altri oneri, come il contributo al Fondo di garanzia Inps e altri oneri impropri che devono essere versati.

Senza contare che il TFR sarà poi tassato al dipendente in fase di erogazione sulla base di un‘aliquota media di tassazione relativa ai 5 anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione della somma.

E I PREMI DI PRODUZIONE?

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Pensiamo all’incentivazione con premi in Busta. 

Premiare un dipendente, in determinate circostanze, costa circa il 30% di contributi Inps al datore di lavoro e viene tassato anche in capo al lavoratore! 

Sempre la stessa società, prevede un piano di incentivazione con premi pari a 90.000€ l’anno totali, che costano al datore 117.000€.

Questi 90.000€, sono una media di 2.000€ di premio per lavoratore, che al datore costa circa 600€ e al lavoratore sarà tassato secondo l’Irpef medio e Inps, che, su una Ral di 30.000€, è di il 35%circa, quindi 700€.

Ricapitolando: Per 2.000€ di premio il datore ne paga 2.600€ circa, il dipendente ne riceve circa 1.300€, lo Stato ne guadagna 1.300€!

ESISTE UN MODO PER OTTIMIZZARE I COSTI?

Io dico di sì!

Un’occasione in più per includere il dipendente e farlo sentire maggiormente apprezzato dalla propria azienda.

Perché, come dice Branson:

“Forma le persone abbastanza perché possano andarsene e trattale sufficientemente bene affinché possano restare”

Valentina D’Ambrosio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *