Nuove Famiglie

Nel passato, la famiglia era un sistema statico, chiuso, fondato esclusivamente sulla STIRPE e sugli AFFINI di pari grado sociale, con lo scopo di proteggere il patrimonio tangibile e intagibile. 

Oggi, non è più così. La società moderna si è variegata, non vi è più solamente la tradizionale coppia unita in matrimonio e relativi figli. Inoltre, l’instabilità e fragilità della famiglia moderna corrisponde a un patrimonio altrettanto eterogeneo, soggetto a dinamiche che ne mettono a prova continuamente l’elasticità e la tenuta.

Lo testimoniano le più importanti novità legislative dell’ultimo decennio: 

– Abolizione della distinzione tra figli legittimi e figli naturali (Legge 219/2012, D. Lgs 154/2013);

– La Legge Cirinnà del 2016 che ha riconosciuto le convivenze di persone maggiorenni di medesimo o diverso sesso, unite stabilmente da legami affettivi e di reciproca assistenza morale, previsto possibilità di stipulare un contratto di convivenza e riconosciuto diritti e doveri in favore delle unioni civili.

LE NUOVE FAMIGLIE RICONOSCIUTE

Ne consegue che ad oggi le unioni riconosciute sono il MATRIMONIO, le UNIONI CIVILI e le COPPIE DI FATTO.

Sebbene, le prime due godano dei medesimi diritti in termini assistenziali e successori, lo stesso non può dirsi per le Coppie di fatto. Queste ultime, solo se registrate all’anagrafe del Comune di residenza godono di alcuni diritti assistenziali come: diritto di visita in carcere o ospedale e quello di designarsi reciprocamente amministratori di sostegno.

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Dal punto di vista patrimoniale, invece, è necessario stipulare un CONTRATTO DI CONVIVENZA, che regoli gli aspetti patrimoniali della vita di coppia ed eventuali regole per la cessazione della convivenza.

Quando la convivenza si instaura in modo automatico, senza formalità alcuna, siamo nella casistica delle convivenze c.d. MORE UXORIO.

In questo caso, non si matura alcun diritto.

Cosa significa in parole semplici?

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In caso di cessazione della convivenza non si matura il diritto all’assegno di mantenimento, né il diritto di abitazione. Diverso il caso della presenza di figli, il cui diritto di abitazione è in capo ad essi.

In caso di decesso del convivente non si ha diritto a nulla, salvo la quota disponibile attribuita in via testamentaria, tassata con aliquota massima del 8%, o tramite polizza, esente da imposta di successione. 

Per i motivi appena esposti, é necessario conoscere e tenere conto della conformazione della famiglia, oltre che delle caratteristiche del patrimonio e degli obiettivi da raggiungere, per fornire un servizio di Pianificazione Patrimoniale, con la P maiuscola!!

In questi casi, parlare con un professionista può fare La differenza!!!

Valentina D’Ambrosio

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